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La Biennale Internazionale di Scultura di Carrara nacque nel 1957 per volontà di Antonio Bernieri, parlamentare carrarese profondamente legato alla sua città natale, tra le prime biennali esistenti a livello mondiale.

Se nel panorama internazionale già esistevano la Biennale di Venezia (1895), il Carnegie International di Pittsburgh (1896), la Biennale del Whitney Museum (1932), la Biennale di San Paolo (1951) e documenta a Kassel (1955), la Biennale di Carrara si diede una propria unicità e specificità legandosi alla scultura.

Fu impostata sotto la forma del concorso internazionale, modellando il suo regolamento su quello della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, con l’intenzione di confermare il ruolo di Carrara quale capitale mondiale del marmo e di costituire, attraverso l’acquisto delle opere premiate, l’embrione del patrimonio cittadino, oggi di fatto conservato al Museo del Marmo.

Ma non solo: si voleva “svecchiare” il marmo, concepito quale mezzo espressivo legato al linguaggio retorico fascista, adeguandolo alle sopraggiunte esigenze dell’artista contemporaneo.

Come molte competizioni artistiche dell’epoca, anche la Biennale era articolata, secondo i retaggi accademici, in tre settori: opere di scultura senza limiti di dimensioni realizzate in qualsiasi materia, bassorilievi concepiti in modo da potersi tradurre in marmo e incisioni. Questa prima edizione, a cui partecipò anche Pablo Picasso, godeva di una commissione prestigiosa tra cui figuravano Ossip Zadkine, Renato Guttuso e Giulio Carlo Argan.

Nel 1959, abolito il settore dedicato al bassorilievo, la Biennale si diede, per l’epoca, un taglio il più possibile internazionale evitando di “forzare” gli artisti all’utilizzo del marmo, materiale spesso distante soprattutto dalla sensibilità degli stranieri.

Al richiamo della polimatericità risposero importanti artisti italiani e stranieri, tra cui Lynn Chadwich, Henry Moore e Mirko Basaldella. Si palesò proprio durante questa edizione l’idea, che sarà realizzata solo in seguito, di allargare la Biennale anche al campo dell’architettura per gli usi funzionali del marmo.

A causa di attriti politici, la biennalità prevista scivola di un anno. E il 1962 va ricordato soprattutto per l’intellighenzia riunitasi a Carrara per formare la commissione giudicatrice, tra i cui membri compaiono: H.M.Hammacher, direttore del Kröller Müller di Otterloo (Olanda), J.E.Muller del Museo di Stato del Lussemburgo, e i critici e storici dell'arte italiani Roberto Longhi e Franco Russoli.

La manifestazione di Carrara non sembra avere molto a cuore la biennalità, infatti la quarta edizione si svolge nel 1965 e rinnova ancora una volta la formula. Abolita la forma del concorso, Carlo Ludovico Ragghianti e altri critici da lui coinvolti si assumono il compito di selezionare gli artisti invitandoli a partecipare. Furono così esposte a Carrara, tra le altre, opere di Jean Arp, Alberto Burri, Pietro Cascella e Giò Pomodoro. Si abbandona anche la consueta sede dell’Accademia come luogo espositivo e ci si cimenta per la prima volta con nuovi spazi esterni, i giardini dell’area di levante a Marina di Carrara.

Nella quinta edizione del 1967 la Biennale delimita per la prima volta il tema, ovvero l'indagine “dei più significativi valori contemporanei” e ci si apre dichiaratamente verso i giovani. Colpisce soprattutto l’ampio ventaglio delle provenienze degli artisti, non solo italiani.

Nel 1969 si prosegue all’insegna dell’internazionalità, vi partecipano per la prima volta Louise Bourgeois, Jean Ipoustégui, Joachim Schmettau e, tra gli italiani, Giuliano Vangi. La querelle che animò l’intera edizione verteva sulla validità del marmo come pietra da scolpire, argomento sì specioso, ma indubbiamente ancora attuale, su cui Mario De Micheli, da diverse edizioni critico coinvolto nella manifestazione, sentenziò “Si può essere arcaici con la plastica e contemporanei con il marmo”.

La settima edizione arriva addirittura nel 1973 ed ha per protagonisti De Chirico e Manzù. Ma è l’ultimo episodio delle Biennali “storiche”, interruzione dovuta alla generale crisi del marmo e alla difficoltà a reperire i finanziamenti necessari.

Bisognerà attendere 23 anni prima che la Biennale rinasca, per volontà dell'Associazione Amici dell'Accademia nel 1996, curata da Maurizio Calvesi che gli ha conferito da subito un’impostazione artistica e scientifica internazionale e di alto livello; accanto a un omaggio dedicato ad Alberto Viani, furono invitate personalità rappresentative come Louise Bourgeois, Mario Ceroli, Cèsar, Enzo Cucchi, Igor Mitoraj, Robert Morris, Arnaldo e Giò Pomodoro.

L’appuntamento riprese quindi il suo carattere di periodicità. La nona edizione si è svolta due anni dopo, nel 1998 sotto la direzione artistica di Enrico Crispolti che si diede un tema preciso da affrontare: Scultura Architettura Città nell’intento di promuovere un confronto tra la scultura e lo spazio urbano. In mostra parteciparono tra gli altri Kazuto Kuetami, Hidetoshi Nagasawa, Yvan Theimer e Daniel Spoerri, oltre due retrospettive, di grande valore artistico e documentario, su Arturo Martini e Giovanni Michelucci.

La X Biennale del 2000, dal titolo Il primato della scultura, ha voluto ripercorrere la storia di un intero secolo di scultura. Accanto a una corposa sezione storica incentrata sulla produzione scultorea nata a Carrara tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, erano presenti opere che da Leonardo Bistolfi e Arturo Dazzi andavano a Marino Marini, Henry Moore, Hans Jean Arp, Joan Mirò, César, Igor Mitoraj, Fernando Botero, Arnaldo Pomodoro.

La Biennale del 2002 si sviluppò, sotto il coordinamento curatoriale di Giuliano Gori, attorno al tema centrale La materialità dell’esistenza, e sviluppò sei percorsi a tema, un omaggio a Bodini e un progetto site specific di arte ambientale che ha dato vita alle opere in permanenza del Parco della Padula di Carrara. Hanno partecipato artisti di riconosciuta fama internazionale quali Claudio Parmiggiani, Robert Morris, Sol LeWitt, Dani Karavan, Luigi Mainolfi, Ian Hamilton Finlay.

Per consentire una necessaria rimodulazione della manifestazione, la dodicesima Biennale è slittata al 2006 con il titolo La contemporaneità dell'arte. Una biennale per il museo. Affidata la direzione artistica a Bruno Corà, la mostra si articolò in quattro sezioni e la retrospettiva Pietro Tacca. Carrara, la Toscana, le grandi corti europee, omaggio a un importante scultore carrarese del Settecento, svoltasi nel 2007 quale ideale continuazione della manifestazione.

Erano presenti opere dei più annoverati artisti del Novecento e dei nostri giorni, come Lucio Fontana, Fabro, Kounellis, Piero Manzoni, Pistoletto, Pascali, Mario Merz, Paolini, Gilbert & George, Bernd & Hilla Becher, Ontani, Boetti, Long e Spalletti.

L'edizione del 2008 aveva un titolo dall’ironia tautologica Nient’altro che scultura, che il suo curatore Francesco Poli ha voluto attribuire nell’intento di ricordare che “oggi la definizione di scultura comprende realizzazioni plastiche che vanno anche molto al di là di ciò che normalmente si intende con questo termine”.

Da un lato quattro omaggi a grandi artisti: Louise Bourgeois, Mario Merz, Giulio Paolini e Pietro Cascella; dall’altro tre sezioni dedicate all’”attualità del marmo”, al fenomeno delle “nuove statue” e alla “scultura come corpo vivente”. Insieme ai lavori di molti fra i più interessanti giovani italiani e stranieri vi hanno trovato posto opere di artisti di fama internazionale come Anselmo, Long, Cragg, Nagasawa, Penone, Quinn, Kiki Smith, Fabre, Van Oost, Hirschhorn, Abramovic.